Come Batteva Il Tamburo: Piccola Città, Non Avrai Il Mio Scalpo

  • Autor: Federico Bario
  • Editora: Bruno Osimo

Sinopse


Il racconto di una generazione che ha cercato di cambiare il mondo (e ci ha provato).
"Siamo le giovani marmotte con le palle rotte che hanno rubato il codice d'accesso del grande Leviatano."
Negli anni Settanta, in una provincia del Nord — Lecco, città di ferro e di fabbriche, di "grazia e tedio a morte" — una minoranza di giovani decise che non si sarebbe accontentata del quieto vivere. Non volevano il conformismo, non volevano il consumismo, non volevano un futuro già scritto. Volevano un Centro Sociale, uno spazio dove incontrarsi, suonare, discutere, fare teatro, vivere.
E per ottenerlo, occuparono una caserma.
Come batteva il tamburo è il racconto di quei giorni, ma è molto di più: è il memoir di una generazione, il testamento di un'epoca, il diario di un ragazzo che con la chitarra in mano e la rabbia nel cuore ha attraversato gli anni più intensi della storia italiana recente.
Cosa troverai in questo libro

  • La cronaca di un'occupazione. L'ex caserma Sirtori, il 29 ottobre 1977. Un gruppo di giovani entra, la ripulisce, la decora, la trasforma in un laboratorio di utopia. Per tre giorni, tra assemblee, concerti, discussioni e poesie, quel luogo diventa il simbolo di un desiderio collettivo: una città più viva, più giusta, più libera.
  • Il ritratto di una generazione. Tra indiani metropolitani, femministe, musicisti, militanti e sognatori, Federico Bario racconta chi erano, cosa volevano, cosa li univa e cosa li divideva. E lo fa con l'ironia di chi sa che i sogni, talvolta, si infrangono — ma non per questo smettono di essere veri.
  • La colonna sonora di un'epoca. Da Bob Dylan a Frank Zappa, dai Beatles ai Pink Floyd, dal jazz di Thelonious Monk alla canzone d'autore di Guccini e De Gregori: il libro è anche un viaggio nella musica che ha attraversato e cambiato il mondo.
  • Un affresco della provincia italiana. Le fabbriche, i bar, le librerie, le osterie, il lungolago, la gelateria, il negozio di dischi: un mondo che non c'è più, raccontato con la precisione di chi lo ha vissuto e l'amore di chi lo ricorda.
  • Le voci dei protagonisti. Testimonianze dirette di chi c'era: Angelo Cupini, Tiziana Spada, Lionello Colombo, Corrado Colombo. Racconti che si intrecciano e si completano, restituendo la complessità di un'esperienza collettiva.
  • Un viaggio nella memoria. Non solo cronaca, ma riflessione: cosa è rimasto di quegli anni? Cosa è andato perduto? E cosa può ancora insegnarci, oggi, quella stagione di ribellione e creatività?

Perché leggere questo libro oggi
  • Perché gli anni Settanta non sono solo storia. Le domande di allora — il diritto al tempo libero, la ricerca di spazi di aggregazione, il desiderio di una cultura accessibile a tutti, la lotta contro un sistema che emargina e omologa — sono ancora, dolorosamente, attuali.
  • Perché la provincia non è un deserto culturale. Anche lontano dalle grandi città, anche tra le montagne e i laghi del Nord, sono nate esperienze straordinarie, di cui oggi resta poca memoria. Questo libro le riporta alla luce.
  • Perché la memoria è un atto politico. Raccontare il passato non è nostalgia. È un modo per capire chi siamo stati, e per decidere chi vogliamo essere.
  • Perché è un libro che si legge come un romanzo. Personaggi vividi, dialoghi serrati, scene di vita collettiva, colpi di scena, amori e tradimenti, speranze e delusioni. E una scrittura che mescola cronaca e poesia, ironia e commozione.

L'autore
Federico Bario (Lecco, 1955) è pittore, illustratore, autore e performer. Ha ideato e condotto numerosi reading letterari e civili, tra cui Come batteva il tamburo, Another Cup of Bob, Beat Generation, La Terra Desolata e molti altri. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all'estero, e ha dedicato parte della sua attività alla memoria della Shoah. Questo libro, scritto nel 1989 e poi rivisto e ampliato, è il suo racconto più personale e intenso.
Cosa dicono del libro
«La bellezza di questo libro sta nell'aver saputo raccontare il '77 non come una stagione politica, ma come un'esperienza esistenziale: fatta di musica, di amicizie, di amori, di sogni, di rabbia e di poesia.»
«Federico Bario restituisce il profumo di quegli anni con una sincerità che non cerca di mitizzare né di giudicare. Semplicemente, racconta. E il racconto è così vivo che sembra di esserci.»
«Un libro che parla ai figli di quella generazione, e a tutti quelli che ancora credono che il mondo si possa cambiare.»
A chi si rivolge
  • Ai lettori che vogliono capire gli anni Settanta dal di dentro.
  • A chi è cresciuto in provincia e sa cosa significa "tedio a morte".
  • Agli appassionati di musica, che troveranno una mappa sonora di un'epoca.
  • A chi cerca storie vere, raccontate con il cuore e con la testa.
  • A chi crede che la memoria sia un bene prezioso da custodire.

Dalla stessa collana
Come batteva il tamburo fa parte di una collana di memorie, saggi e testimonianze sulla storia e la cultura italiana del Novecento, curata da Bruno Osimo.
Edizione illustrata
Questa edizione contiene un ricco apparato di immagini d'epoca: fotografie dell'occupazione, manifesti, documenti, e una sezione di "Mappe" che raccoglie bibliografia, discografia, filmografia e altre tracce per chi volesse approfondire.
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Come batteva il tamburo è un libro che si legge tutto d'un fiato, ma che resta a lungo nel cuore. È il racconto di un sogno collettivo, di una sconfitta e di una speranza che non si è mai spenta del tutto.


Tra il 1976 e il 1977 prese forma e sostanza nel Bel Paese un movimento di giovani che non ha avuto alcun riscontro in altri paesi europei, e che ben poco condivideva con la contestazione studentesca del Sessantotto.
Il Movimento era composto da “autonomie” varie; tra queste spiccavano gli Indiani metropolitani, che contestavano e irridevano la politica dei partiti istituzionali e i gruppi storici della sinistra extra parlamentare, servendosi di modalità e codici di comunicazione semplici e veloci che davano voce ad umori, desideri e aspirazioni fino ad allora snobbati. Poesia, musica, arti visive e teatro entravano a far parte di un linguaggio proprio di una minoranza, e venivano indicati quali bisogni primari, insieme alle questioni sociali che investivano la funzione del lavoro per come era stata vissuta sino ad allora.
Una meteora, il Movimento, che si esaurì nel corso di un tempo brevissimo.
Di quei giorni e di quelle istanze fui parte attiva principalmente in quel di Lecco, piccola città lombarda circondata da montagne che scendono a lago, e dove Alessandro Manzoni ambientò il romanzo storico “I promessi sposi”.