L'arciereo: L'ultima Pasqua Dell'arcivescovo

  • Autor: Anton Čechov
  • Editora: Bruno Osimo

Sinopse


L'arciereo: L'ultima Pasqua dell'arcivescovo
Il capolavoro di Anton Čechov sulla memoria, la famiglia e la fragilità della vita, in una nuova traduzione filologica.
È la vigilia della domenica delle Palme. In una chiesa gremita, il reverendissimo Pëtr, arciereo vicariale, celebra la funzione e, nel mare di volti che gli si avvicinano per ricevere il rametto di salice, crede di scorgere sua madre, che non vede da nove anni. Le lacrime iniziano a rigargli il viso, e presto tutta la chiesa si riempie di un pianto silenzioso.
L'arciereo è uno degli ultimi e più intensi racconti di Anton Čechov, scritto nel 1902, poco prima della sua stessa morte. È la storia di un uomo di potere che si scopre, nei suoi ultimi giorni, terribilmente solo. È il ritratto di un figlio che rivede sua madre e non sa più come parlarle. È una meditazione sulla memoria, sulla fede e sulla fragilità della vita.
Un capolavoro di poesia in prosa
Come scrive Bruno Osimo nella postfazione, "I racconti di Čehov sono altrettante poesie". Ogni parola, ogni ripetizione, ogni silenzio è calibrato con la precisione di un poeta. Questa traduzione filologica, curata da un team di studiose e studiosi della lingua russa, preserva il ritmo, le sfumature e il sapore esotico dell'originale, restituendo al lettore italiano tutta la potenza lirica di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi.
Un viaggio nell'ultima settimana di un uomo che sa di morire
Siamo nella Russia di inizio Novecento, durante la Settimana Santa. Il reverendissimo Pëtr è stanco, malato, oppresso dal peso delle sue funzioni e dalla solitudine del potere. La visita della madre e della nipotina Katâ riporta alla luce ricordi dell'infanzia, del villaggio natale Lesopól´e, del padre diacono, del seminarista ubriacone e del cane chiamato Sìntaksis. Ma tra lui e sua madre si è eretto un muro di rispetto e timore: lei, che con gli estranei ride e scherza, con lui, suo figlio, è seria, timida, quasi ossequiosa.
E mentre la Pasqua si avvicina e le campane suonano in tutta la città, il reverendissimo Pëtr si spegne lentamente, tra il dolore fisico e il desiderio di un passato che non tornerà più. La sua morte, narrata con la stessa semplicità con cui si racconta l'arrivo della primavera, è un addio dolce e commovente a tutto ciò che è stato.
Perché leggere questa edizione?

  • Traduzione filologica: Preserva i termini e le sfumature della cultura ortodossa russa, offrendo un'esperienza di lettura autentica.
  • Poesia in prosa: Un Čechov lirico e profondo, lontano dagli stereotipi del realismo ottocentesco.
  • Un classico intramontabile: Uno dei racconti più belli e commoventi del grande scrittore russo, dedicato ai temi universali della memoria, della famiglia e della morte.
  • Edizione critica: A cura di Bruno Osimo, con una postfazione che illumina il significato e la poetica del testo.
Chi dovrebbe leggere questo libro?
  • Amanti della letteratura russa: Un capolavoro imperdibile del grande Anton Čechov.
  • Appassionati di narrativa poetica: Un racconto che è poesia in prosa, capace di emozionare con poche, essenziali parole.
  • Lettori in cerca di profondità: Una riflessione sulla solitudine del potere, sul rapporto tra madre e figlio, sul senso della vita e della morte.
  • Studenti e studiosi: Un'edizione filologica preziosa per chi vuole avvicinarsi al testo con rigore e consapevolezza.
Scopri l'ultimo, commovente capolavoro di Anton Čechov.
L'arciereo è un racconto che resta nel cuore. Un'opera breve ma densissima, in cui la grandezza della scrittura si fonde con la fragilità della condizione umana. Lasciati travolgere da questa storia di memoria, amore e addio.
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Nella nostra scuola dell'obbligo, dovendo dare ai ragazzi rudimenti di testo, di lettura, di scrittura, ricorriamo a categorie rozze, dividendo i testi nei cosiddetti "generi" o, peggio ancora, "generi letterari", perché riteniamo che solo banalizzando la realtà sia possibile tramandarla alle generazioni future. Ma per chi conosce bene un autore, per chi conosce bene un singolo testo, generi e correnti possono badare a sé stessi e restare completamente fuori dal discorso. Cerchiamo di parlarci seriamente, io e te, lettore, lettrice, di cose che sappiamo perché siamo lettori, perché siamo lettori attenti, sensibili.
Ogni racconto di Antòn Pàvlovič è poesia, è poesia in prosa. Qui contano le sillabe, contano le ripetizioni, le anafore. Il racconto čehoviano è un meccanismo delicatissimo che il traduttore accorto affronta con cautela, pronto a ricreare – ove possibile – quell'intelaiatura di rimandi intratestuali, allusioni, sensibilità reciproche tra parti del testo, pronto insomma a toccare meno possibile, lasciando al lettore l'oneroso – e godurioso – còmpito di decodificare, di capire, se necessario di vedere spiegato in nota.